Recensione di L'arte di legare le persone: affacciarsi sull'abisso della mente umana
Recensione del libro L'arte di legare le persone di Paolo Milone

TW: ospedalizzazione, autolesionismo, dipendenza e abuso di sostanze, suicidio
L'arte di legare le persone è l'esordio dello psichiatra genovese Paolo Milone, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 2021 per la collana Supercoralli e ristampato nel 2022 come tascabile.
Milone ha cominciato a lavorare in un Centro di Salute Mentale ed è poi passato ad un reparto psichiatrico ospedaliero. Questo libro è una raccolta di pensieri e sensazioni accumulatesi nell'arco di una carriera lunga quarant'anni, una vera e propria immersione nel Reparto 77 di Psichiatria d'urgenza, teatro di questa complessa ed instabile danza tra medici e pazienti.
La prima volta che mi sono approcciata alla lettura ho capito che non era il momento giusto, e l'ho interrotta dopo una settantina di pagine. Tra un linguaggio inaspettato ed evanescente e un punto di vista nel quale non riuscivo a calarmi (forse complice il fatto di essere stata io stessa la "malata" dall'altra parte della scrivania), ho preferito attendere che mi richiamasse nuovamente a sé; e sono contenta di averlo fatto, perché quando ho ripreso il libro ho finito per rimanere sveglia fino a tarda notte pur di terminarlo.
Non c'è una vera e propria trama. Con uno stile dal sapore ironico tra la poesia, la diaristica e il flusso di coscienza, Milone mette su carta i non detti, i rimorsi, gli affetti, i commenti, i sensi di colpa, le risate, gli improperi, le delusioni, i sospiri, i pianti, le frustrazioni, le paure, le passioni, le urla, i silenzi, gli odori, le costole rotte, i calmanti, le telefonate, i mazzi di chiavi, le scorciatoie, la vita, la morte e tutto quello che sta in mezzo.
In un periodo in cui l'aiuto dei medicinali era ridotto e insufficiente, spesso l'unico modo per contenere e proteggere il paziente era lo scontro corpo a corpo. E tramite questo contatto passa il legame con la persona, e con esso l'empatia, la comprensione, la volontà di guardare nell'abisso insieme a lei cercando di non caderci dentro. Per Milone, infatti, la contenzione non è semplicemente costrizione di un corpo, ma è soprattutto il tentativo di rimettere insieme i pezzi di qualcuno che si è rotto.
Attraverso queste istantanee, come delle immagini abbozzate sulla tela con poche pennellate, Milone dipinge il quadro di un reparto da cui le persone vanno e vengono, alcune regolarmente, altre solo per un tocca e fuggi: gli infermieri, che con il loro occhio allenato inquadrano il paziente appena varca la porta e ne indovinano ogni vicissitudine solamente dai rumori che provengono dalla stanza accanto, l'orecchio sempre teso; i colleghi, quelli che ci mettono anima e corpo e si sporcano le mani e quelli col camice immacolato che come grilli saltano da un convegno all'altro; i tirocinanti, che incoscienti e affamati di sapere si lanciano nella gabbia dei leoni senza remore e senza protezioni; i pazienti, ognuno con i suoi tormenti, quelli che sembrano tranquilli ma hanno la burrasca dentro e quelli che si dibattono e strepitano ma sono cani che non mordono, quelli che sotto la cortina del silenzio nascondono l'essenziale e quelli che anche dopo aver parlato per ore ancora non riescono a spiegare quello che gli si muove dentro, quelli che fissano appuntamenti a cui non si presentano e quelli che bussano e chiamano ad ogni ora del giorno e della notte, quelli che si attaccano a qualsiasi cosa pur di non essere ricoverati e quelli che minacciando denunce si presentano spontaneamente per essere ricoverati, quelli che vivono nei dolori del passato e quelli che si angosciano per le preoccupazioni del futuro, quelli che nonostante la diagnosi da psicotici sembrano i più sani di tutto il reparto e quelli più stabili che si agitano per un nonnulla, quelli che appena gli si accenna un sorriso si innamorano perdutamente e quelli che con l'amore non vogliono averci niente a che fare. E poi riflessioni sulla professione di psichiatra, che a fine giornata si spoglia di tutto ciò che gli è rimasto appiccicato addosso e torna uomo mortale, su quale sia la differenza tra i sani e i matti (ma alla fine esiste davvero questa differenza?), sul mistero che aleggia attorno alla malattia mentale e alla mente umana stessa. E domande, tantissime domande, prima fra tutte il suicidio, quesito destinato a rimanere senza risposta - i perché si susseguono e rimbalzano rumorosi, il suo eco continua a risuonare anche dopo anni, e ognuno lascia una cicatrice che non si rimarginerà mai del tutto.
Noi lettori seguiamo Milone per i corridoi dell'ospedale, nella stanza dei colloqui, in pronto soccorso, durante i TSO, e facciamo capolino dalle finestre che si aprono sulle vite delle persone che passano. A fare da contorno a tutto questo, la città di Genova, con i suoi vicoli, le sue creuse, i suoi muraglioni e soprattutto il suo mare, che instancabile si allunga e si ritira, si accartoccia e si dimena, guizza e rallenta secondo i suoi ritmi ancestrali.
Devo ammettere che, essendo il libro ambientato in un reparto psichiatrico, mi ero preparata ad affrontare passaggi molto disturbanti, mentre in realtà non mi ha causato reazioni particolarmente sgradevoli; ma non mi ha nemmeno emozionato come mi aspettavo e speravo (credo di essermi distaccata emotivamente durante la lettura, forse per proteggermi in maniera inconsapevole da eventuali sofferenze legate al mio ricovero in SPDC). Spero sia stata solo una mia personale reazione, perché mi dispiacerebbe che un libro del genere non riuscisse ad emozionare.
L'arte di legare le persone mi ha lasciato molti spunti di riflessione, e sono sicura che lo riprenderò in mano per rileggere i passi che più mi hanno colpito. Ricordando sempre che Milone non offre verità universali ma solo le sue personali interpretazioni della professione psichiatrica e dell'animo umano (con le quali si può essere d'accordo o meno), ne ho consigliato la lettura agli operatori del Centro Diurno e sono in ansiosa attesa di conoscere i loro pareri. La consiglio caldamente anche a tutte quelle persone che non hanno mai avuto a che fare con questo mondo ma che hanno desiderio di coglierne qualche istante sbirciando attraverso la serratura. A causa dello stile di scrittura e dei temi trattati sicuramente non è un libro per tutti, ma, se c'è interesse, ritengo che un tentativo valga assolutamente la pena.
Voto: 8/10
- alixantos